oltre al mare c'è di più

Godere della natura

  • Consigliato a

    amanti della natura disposti a fare qualche passo a piedi

  • Durata

    da cinque sei giorni, dipende dal tempo che si vuole dedicare ad una esperienza da alternare alla tintarella

  • Località di partenza

    si parte da Roseto, per alcune tappe a piedi per altre in macchina

  • Destinazione

    sentieri collinari, Riserve naturali, Aree marine protette, Oasi naturalistiche a Roseto e dintorni

le nostre tappe


Quello che vi proponiamo è un itinerario che partendo da Roseto permette di apprezzare i multiformi aspetti del territorio prima con una escursione lungo la spiaggia fino alla Riserva del Borsacchio oppure a piedi sulla collina verso Montepagano, per proseguire poi con la visita alle principali Oasi e Riserve Naturalistiche intorno a Roseto e raggiungibili, al massimo, in un ora di macchina. Si tratta dell'Area Marina protetta Torre del Cerrano, della Riserva dei Calanchi di Atri, Della Riserva del Lago di Penne e della Riserva di Castel Cerreto.


primo giorno

Anche per fare allenamento, il primo giorno lo possiamo dedicare alla Riserva naturale del Borsacchio. Si raggiunge facilmente camminando sulla spiaggia in direzione nord, verso Cologna, a circa 2,5 km dalla rotonda nord del lungomare centrale. Superata la zona dei campeggi ed il villaggio vacanze Lido d'Abruzzo, inizia un'area protetta in cui la natura risulta ancora preservata da fenomeni di antropizzazione e urbanizzazione che merita di essere vista. Una volta arrivati li garantiamo che sarà forte anche la tentazione di un bel bagno in acque limpidissime, ma attenzione perché non c'è assistenza bagnanti.

La Riserva Naturale Regionale del Borsacchio: flora e fauna

La zona costiera della Riserva del Borsacchio ha il punto di maggiore interesse naturalistico in corrispondenza della pineta prospiciente la Villa Mazzarosa e della fascia dunale. Pur essendo di ridottissime dimensioni, l’area rappresenta un’importantissima riserva di biodiversità sottolineata dalla presenza di specie di notevole interesse fitogeografico e conservazionistico.

 È l’unico ambiente costiero della Regione Abruzzo con la serie di vegetazione che si è adattata allo sviluppo su ambiente sabbioso, caratterizzato dalla duna pioniera a un retroduna consolidato con preziosi esempi di vegetazione tipica locale, anche secolari, di Leccio e Pino d’Aleppo. Le specie vegetali censite nella Riserva del Borsacchio ammontano a circa 120, tra le quali si segnalano specie molto rare in Abruzzo e inserite nelle liste rosse come piante gravemente minacciate o vulnerabili.

Tra gli animali presenti stabilmente si annoverano diversi mammiferi roditori e insettivori e sono molti gli uccelli nidificanti, fra i quali il Fratino, specie protetta, oltre ad altre specie di uccelli legati alle zone umide come la garzetta, la nitticora, il tarabusino, il piro piro boschereccio, il barbagianni  ed il martin pescatore. Da alcuni anni il monitoraggio condotto dal WWF e dalla Stazione Ornitologica Abruzzese ha evidenziato la presenza nell’area di almeno sei coppie di fratino.

Formazione delle dune

La duna nasce dall’interazione tra vento, vegetazione e sabbia. Il vento, la brezza marina, che si ripete ogni giorno, sposta la sabbia verso l’interno; la vegetazione che si impianta su di questa costituisce un ostacolo e la sabbia si ammucchia formando la duna.

Le dune sabbiose litoranee differiscono dalla maggior parte delle dune mobili dell’entroterra continentali per la presenza di vegetazione costiera che, tramite un “effetto siepe”, ne blocca più o meno efficacemente la potenziale avanzata verso l’entroterra. Appena la vegetazione psammofila (adattata ad ambienti sabbiosi) pioniera attecchisce e si consolida, costituisce un ostacolo, interrompendo l’avanzata della sabbia trasportata dal vento. Mentre una duna si forma, ha inizio la colonizzazione. Nel frattempo altra sabbia si accumula sopra lo strato erboso facendo crescere le dimensioni della duna.

Vegetazione delle dune

In un sistema naturale spiaggia-duna, quale quello della Riserva del Borsacchio, si possono  osservare una serie di associazioni vegetali e tracciando una linea dalla battigia verso l’interno possiamo riconoscere diverse fasce.

Solo nella seconda fascia, al di sopra del livello massimo di marea, compaiono specie adattate ad ambiente salino o salmastro ciclo breve, che germinano in autunno o a fine inverno ed hanno un periodo vegetativo che a volte dura soltanto uno o due mesi, producono frutti e quindi si seccano. La vegetazione copre solo il 5% della superficie, tuttavia sufficiente a formare un ostacolo alla sabbia portata dal vento, che in qualche punto comincia ad accumularsi.

La terza fascia è caratterizzata dalla presenza di dune embrionali sulle quali si trova come specie guida l’Elytrigia juncea, una graminacea perenne psammofila. Alla fase pioniera segue una vera e propria colonizzazione con piante che sopravvivono per molti anni, l’occupazione del suolo diventa permanente ed i fusti della pianta rappresentano un ostacolo per la sabbia, che può facilmente accumularsi.

Nelle spiagge più frequentate il fenomeno non è percepibile, mentre in aree ancora allo stato naturale naturali, come nella Riserva del Borsacchio, il progressivo consolidamento effettuato dalla graminacea porta alla formazione delle dune bianche sulle quali si instaura l’associazione con altre specie di vegetazione tipica.

Alle spalle delle dune bianche, dove anche la fascia retrodunale è rimasta intatta, si trovano vegetazioni umide il cui sviluppo è legato anche alla persistenza di acqua meteorica o all’afflusso di acqua di falda.

 - liberamente tratto dalla ricerca degli studenti del Polo Liceale Saffo (vedi link di nella pagina)


Secondo giorno

E’ un panorama di inestimabile bellezza quello che si scopre dalla fontana dell’Accolle, sito storico a pochi passi da Montepagano raggiungibile percorrendo un sentiero ad anello che parte dalla fine di via Colle Patito oppure dalle ex fornaci “Diodoro” (per il giro in senso orario). Purtroppo il livello di manutenzione del percorso non è dei migliori, ma suggeriamo comunque di vivere questa esperienza proprio perché può rappresentare un momento diverso della vacanza e permettere di scoprire scorci insoliti della città e del suo territorio.

L’intero anello ha una lunghezza di circa 3,5 km, con un dislivello di circa 200 metri e una discreta pendenza iniziale, meno impegnativa partendo dalle ex fornaci, e può quindi essere percorso in circa 1 ora e mezza o due. Si tratta di un sentiero in gran parte pedonale, da percorrere in estrema rilassatezza, magari con un gruppo di quattro o cinque amici, che permette di godere del panorama di Roseto e, nel punto più alto, di un bel tratto di costa adriatica da Pescara, a Sud, fino a San Benedetto del Tronto a Nord.

Se si ha tempo e voglia, al culmine del percorso si può anche fare una deviazione con puntatina a Montepagano, abbinando così a questo breve trecking la visita del borgo antico da cui discende l'attuale Roseto. Al borgo di Montepagano è comunque dedicata la prima parte dell'itinerario storico in questa stessa sezione del sito.

La fontana dell'Accolle. E' uno dei punti di sosta lungo gli "antichi percorsi". Documenti datati 1819 si riferiscono a lavori di ristrutturazione effettuati sulla Fontana che dunque dev'essere più antica. Il lavatoio, coperto con volta a cielo di carrozza, è una semplice costruzione parallelepipeda sul cui fronte si aprono tre arcate a tutto sesto ricoperte da folta e rigogliosa vegetazione. All'interno del lavatoio si trova una lunga vasca in pietra dove le donne di Montepagano facevano il bucato. La Fontana, per mezzo di una vasca scoperta, fungeva anche da abbeveratoio.


Gli antichi percorsi

Scopriamo insieme l’itinerario e lo facciamo partendo dalla fine di via Colle Patito percorrendo l’anello in senso orario. Suggeriamo di affrontare il primo tratto con molta calma, perché sale rapidamente ed è abbastanza impegnativo, ma senza perdersi d’animo; ce la farete.

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E’ preferibile partire da questo punto, affrontando subito la salita verso la collina, proprio perché la pendenza elevata lo renderebbe più impegnativo se affrontato in discesa. Il sentiero non brilla per manutenzione purtroppo, ma quanti atti di vandalismo lo hanno danneggiato, e sale rapidamente per circa 450 metri in direzione Montepagano per poi piegare a sinistra per ulteriori 200 metri con pendenza più contenuta. In questo tratto, che corre parallelamente alla città, si può cominciare a godere di una bella veduta dall’alto

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Si riprende poi a salire rapidamente per altri 200 metri, costeggiando un vecchio casale abbandonato sulla destra, fino ad arrivare alla sommità del percorso proprio sotto la croce in ferro che domina Roseto. Dalla croce lo sguardo può spaziare verso sud sia lato mare verso Pescara sia lato collina con Mutignano, Silvi, Atri e la Majella in lontananza.

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Arrivati a questo punto finisce il sentiero ed inizia il tratto carrabile, che porta a Montepagano, ma senza traffico se non per il passaggio dell’autovettura di qualche residente, quindi oltrepassata la croce imbocchiamo la strada andando a sinistra oltrepassata la croce. Percorsi 100 metri c’è un primo bivio dove la strada prosegue per il borgo, ma il nostro percorso, a meno che non si voglia fare la deviazione per Montepagano, scende a destra verso la fontana dell’Accolle.

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Percorriamo altri 450 metri in discesa ed incontriamo il secondo bivio e prendendo la deviazione a sinistra scendiamo ancora arrivando rapidamente alla fontana dell’ Accolle già descritta in precedenza. Mentre si scende verso la fontana, guardando sulla destra verso il mare si intravedere la collina con la caratteristica formazione dei “calanchi”, fenomeno tipico della zona e degno di approfondimento per cui se ne parlerà a proposito della visti alla Riserva dei Calanchi di Atri.

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Siamo alla fontana ed anche in questo punto del percorso l’ampio piazzale richiederebbe una costante manutenzione altrimenti la natura riprende ossesso degli spazi, ma il posto è comunque suggestivo e la nostra sosta è allietata dal rumore dell’acqua che sgorga dal fontanile e dagli uccelli che vivono indisturbati. Godiamoci una meritata sosta perché il tratto impegnativo del percorso è terminato

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Riprendendo il tracciato lasciato in precedenza si continua a scendere comodamente, facendo però attenzione al manto stradale, con pavimentazione in cemento, che in alcuni punti è sconnesso anche a causa dello smottamento della collina. Si scende, per qualche tratto in mezzo al verde, per circa 1.500 metri ed il percorso agevole permette di apprezzare appieno il panorama con la collina ed i suoi calanchi sulla sinistra, la costa fino a San Benedetto in lontananza, e Roseto che torna visibile dopo aver superato le ultime curve di questa sinuosa strada collinare.

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Alla fine della discesa avremo percorso circa 2.600 metri, proseguiamo per 300 metri lungo via Accolle fino all’incrocio con via Michetti dove gireremo a destra per ritornare al punto di partenza percorrendo circa altri 600 metri lungo via Michetti e via Michelangelo fino all’incrocio con via Colle Patito per poi andare a destra per circa 100 metri fino al punto da dove siamo partiti.

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Siamo pronti per proseguire fuori Roseto la nostra immersione nella natura andando a visitare alcune tra le più belle e caratteristiche Oasi Naturalistiche Abruzzesi. Chi ha scelto Roseto per le proprie vacanza ha l’opportunità di farlo senza spostarsi troppo gustando quattro ambienti naturali molto diversi tra loro spostandosi di non più di 35-40 km.


Terzo giorno

A meno di 15 km dal centro di Roseto, in direzione Pescara, in circa 20 minuti, si arriva all’Area Marina Protetta Torre del Cerrano.

L’area marina si estende fino a 3 miglia nautiche dalla costa e si sviluppa per 7 km dei quali 2,5 km di duna sabbiosa lungo la riva, dalla foce del torrente Calvano, che attraversa l’abitato di Pineto, fino al centro di Silvi, alla corrispondenza a mare della stazione ferroviaria.

La Torre di Cerrano, che da il nome all’area, è una delle antiche torri costiere del Regno di Napoli, uno pochi esempi rimasti integri della fitta rete di fortificazioni costiere del Regno di Napoli, che avevano la funzione di respingere i frequenti attacchi di turchi e saraceni provenienti dal mare. Torre Cerrano, la cui costruzione risale al 1568, deve il suo nome all’omonimo torrente, che scende dai colli di Atri e la cui foce é situata 500 metri a sud della torre, nel comune di Silvi. 

Oggi la Torre, affidata in comodato al Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Abruzzo e Molise, ospita  il Centro Internazionale di Formazione Veterinaria oltre alla Biblioteca e al Museo del Mare in allestimento con l’Info-point dell’Area Marina Protetta. Merita una visita affidandosi alle esperte e preparate guide dell’oasi.

Per ulteriori informazioni visitare il sito dell’Area Marina seguendo il link riportato a fondo pagina.


quarto giorno

A 15 km dalla Torre del Cerrano, in circa venti minuti di macchina, si raggiunge il centro visite della Riserva Naturale Regionale “Calanchi di Atri”.  La visita a questa riserva può anche essere il proseguimento di quella alla Torre del Cerrano, per la vicinanza dei due siti, ma se la durata della vostra vacanza lo permette merita un giorno ad essa dedicato.

Istituita nel 1995 ove la Comunità Europea aveva già identificato un Sito di Interesse Comunitario (SIC), diventa nel 1999 un’Oasi WWF con lo scopo di preservare circa 600 ettari di natura, flora e fauna. Essa racchiude forme di erosione che qui assumono un aspetto impressionante: i calanchi.

Le caratteristi­che di biodiversi­tà e geodiversità dei Calanchi con­feriscono quelle doti di unicità al paesaggio agrario, tanto da renderla un'area di interesse  nazionale, conservando una delle forme più affasci­nanti del paesaggio costiero adriatico.

Impo­nenti architetture naturali note ai più come "Bolge dantesche" o "Unghiate del Diavolo" e dette in vernacolo "li Ripe".

Anche in questo caso si suggerisce di visitare il sito della Riserva Naturale per avere maggiori dettagli ed informazioni sulle caratteristiche dell’area e sulle opportunità di visitarla. Il link al sito si trova a fondo pagina.


quinto giorno

A circa 50 km dal Roseto, a poco più di un ora di macchina, si trova La Riserva del Lago di Penne che da sempre è un laboratorio molto avanzato, sia nel campo della ricerca e della didattica ambientale, che nell'applicazione tecnologica.

L'Oasi di Penne si trova all'interno di un Sito d'Importanza Comunitaria (SIC IT7130214) nel Comune di Penne (Pe).

L'area si estende per circa 1.300 ettari e include il lago di Penne, nato da un intervento artificiale dell'uomo, che rappresenta oggi un esempio concreto di recupero ambientale.

Qui si fa educazione ambientale, turismo responsabile, si utilizza e si produce energia rinnovabile, si coltiva biologico, si recuperano tradizioni locali, si diffonde cultura scientifica.

L'Oasi WWF conserva un ambiente umido importante, le fasce fluviali, luogo di sosta per gli uccelli.

Maggiori informazioni sulla riserva, sulle attività didattiche svolte e sulle modalità di visita sono disponibili sul sito dell’Oasi il cui link è a fondo pagina.

 


sesto giorno

Altri 35 km separano Roseto dalla Riserva Naturale Regionale Castel Cerreto, Istituita nel 1991 e che si estende su una superficie collinare di 143 ettari fra i 300 e i 600 metri di altitudine, nel territorio del comune di Penna Sant’Andrea, in provincia di Teramo.

Dalla parte più alta, dove si trova la frazione “Pilone”, si domina un panorama mozzafiato: tutta la catena montuosa del Gran Sasso e dei Monti della Laga a nord-ovest e la vallata del Vomàno fino al mare Adriatico a sud-est.

La caratteristica principale dell’area protetta è rappresentata dal bosco che occupa circa la metà del territorio e che ospita, nella sua parte più alta, alcuni piccoli stagni, di cui due perenni, collegati da rigagnoli d’acqua dove vivono, oltre alla rana verde e al rospo comune, numerosi individui di tritone crestato e di tritone italico.

Il bosco e i terreni circostanti, alcuni dei quali incolti, offrono l’habitat ideale per numerosi animali, soprattutto uccelli, che sono abbastanza facili da osservare. Nei vecchi e grossi tronchi dei pioppi trovano rifugio il picchio verde e il picchio rosso maggiore; molto abbondanti sono le gazze e le ghiandaie ed è facile osservare il rigogolo; l’upupa è frequente nella zona coltivata fuori dal bosco e, d’inverno, è facile osservare la beccaccia. Rapaci notturni e diurni sono abbondanti: tra questi ultimi, lo sparviero, specie nidificante, è stato scelto come simbolo della riserva. Comuni e nidificanti sono anche la tortora dei boschi e il colombaccio. Tanti altri uccelli, soprattutto passeracei, popolano la riserva, aiutati senza dubbio dalle numerose cassette-nido installate da diversi anni nella zona boschiva.

Il bosco di Castel Cerreto è stato dotato di una buona rete di sentieri, con vari livelli di difficoltà, muniti di schede botaniche e di pannelli esplicativi. E’ presente anche un sentiero a percorrenza facilitata e alcune aree di sosta attrezzate con tavoli e panche.

Per ulteriori note si veda il sito della Riserva con il link a fondo pagina.

 


Per saperne di più

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Roseto Proloco V. De Amicis 82 - 64026 Roseto degli Abruzzi (TE) P: I.v.a. 02004730673

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